Piange il cuore insaguinato dell’Asia, il Tibet. Picchiati, arrestati, uccisi, i monaci buddisti rivendicano la propria autonomia con orgoglio e dignità. Scontri di questa portata sono senza precedenti nel recente passato, ed è la prima volta che i tibetani residenti in India e in Nepal sostengono attivamente i monaci. La repressione violenta delle autorità cinesi è incomprensibile, soprattutto alla luce degli imminenti Giochi Olimpici di Pechino.

Radio Free Asia, la radio di opposizione finanziata dagli americani, denuncia oltre 100 morti e l’espulsione di tutti i corrispondenti esteri a Lhasa. Il Dalai Lama denuncia un genocidio culturale e implora di cessare le manifestazioni, ma il suo grido è rimasto inascoltato, la tensione è diventata drammaticamente troppo alta. Intanto le autorità cinesi hanno oscurato i video di protesta caraicati su Youtube e isolato il Tibet dall’accesso alla Rete.

Per tutto questo l’Italia dovrebbe boicottare queste Olimpiadi bagnate dal sangue dei tibetani, che sono uno dei popoli più pacifici della Terra (come di Beppe Grillo nel suo post, “Il buddismo non è una religione di conquista, non ha causato stragi secolari come le religioni monoteiste. Il buddista può essere ucciso, ma non uccide.”). Sarebbe un atto di civiltà e di onestà nei confronti dello sport.

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