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Su La Repubblica di Venerdì 9 Marzo è stato pubblicato un articolo il cui titolo a mio parere molto bizzaro- “Il giro del mondo? Ora si fa in divano”- mi ha condotto alla completa lettura. Leggendo, sono venuta a conoscenza di un fenomeno di svolta del modo di fare turismo, che nato dal web nel 2004, oggi conta già 150 mila iscritti distribuiti in 212 paesi.

Couch surfing letteralmente significa “saltare da un divano a un altro”, ma in realtà è tutt’altra cosa. Si sceglie uno pseudonimo, ci si iscrive al sito, si lascia una propria descrizione accompagnata da fotografie di sè e del proprio divano e da altre informazioni di tipo logistico (quante persone si possono ospitare, per quante notti, ecc..) , poi si aspetta che il proprio divano venga scelto da qualche viaggiatore in cerca di una sistemazione free in quella zona del mondo. Per il fondatore Casey Fenton, il couchsurfing non è solo un modo per trovare una sistemazione gratuita in giro per il mondo, ma rappresenta il mezzo per “connettere luoghi e persone, creare scambi culturali, diffondere la tolleranza e facilitare la comprensione”. In Italia sono già 2000 coloro che hanno sperimentato questa nuova possibilità di viaggiare e di conoscere da vicino e di persona usi e costumi del posto. La sistemazione gratuita porta con sè l’eventuale rischio di trovare un compagno di casa poco simpatico e poco ospitale o comunque non corrispondente alle proprie aspettative. Tuttavia a mio giudizio si tratta di un modo per riscoprire il sapore antico del viaggio, dove si offre quello che si ha: tempo, ospitalità, voglia di conoscere qulcuno che appartiene a una cultura diversa e scoprire infine di sentirsi a casa..anche se c’è un oceano di mezzo..