Mia madre, nonostante sia una persona molto parsimoniosa e attenta alla spesa, mi dice sempre di non risparmiare sui biglietti aerei: “Non prendere quegli aerei low cost a 1€, ti fanno viaggiare su dei trabiccoli! E se poi cade nell’acqua? Chè tu non sai nemmeno nuotare!”.

Come mia madre molti pensano che le compagnie low cost abbiano una minore sicurezza e una più alta probabilità di incidenti per il solo fatto che costano poco. In realtà la sicurezza è d’ obbligo su ogni compagnia aerea, e il prezzo è il frutto di una politica commerciale apparentemente insostenibile economicamente e finanziariamente, ma che lo diventa invece per una serie di fattori che hanno a che fare con la gestione complessiva della compagnia.

Vediamo quindi di fare un po’ di chiarezza.

La differenza tra le compagnie di linea e quelle a basso costo è nella qualità del servizio offerto al passeggero, che è decisamente minore, per una maggiore riduzione dei costi di gestione. Le voci di costo sulle quali le compagnie low cost risparmiano sono varie:

  1. Collegamenti da scali minori e più lontani dal centro della città (Ciampino su Roma, Linate o Orio al Serio su Milano, Luton su Londra, ecc…; a Parigi Ryanair attera a Beauvais ad un’ora e mezza dalla città). Negli scali minori si ottengono risparmi sull’acquisto degli “slot”, vale a dire degli spazi per le partenze. In genere le low cost offrono meno partenze e ad orari meno convenienti rispetto alle compagnie tradizionali. Inoltre ricevono incentivi e premi dagli stessi scali per generare traffico e quindi raggiungere quella massa critica che permetta di ottenere agli scali aeroportuali una buona redditività. Di contro, le compagnie low cost non hanno slot di atterraggio addizionali, per cui in caso di ritardo può accadere di aspettare ore.
  2. Economie di costo sulla manutenzione e gestione delle flotte: si utilizzano solo aerei di una casa costruttrice e generalmente un solo modello di aeromobile. Si risparmia quindi sui processi di manutenzione, che vengono standardizzati, e sulla gestione delle scorte e del magazzino (meno parti da sostituire e minor complessità della loro gestione).
  3. Distribuzione disintermediata (via internet o telefono), nessuna biglietteria fisica, poca flessibilità (molto difficili i cambi e comunque salati).
  4. Economie di gestione: riduzione dei tempi di sosta in aeroporto, check-in piu’ rapido, nessuna assegnazione di posto e sedili più stretti per ottenere una maggiore capacità di trasporto permettono di avere una massimizzazione della rotazione del capitale.
  5. Riduzione del personale: quasi assenza del personale a terra, una hostess/steward ogni 20.000 passeggeri, contro 1 su 5.000 delle compagnie di linea.
  6. Ottimizzazione delle risorse umane: hostess e steward a bordo svolgono anche altri compiti nelle soste duranti gli arrivi o le partenze, e la minimizzazione dei servizi a bordo porta ad avere un organico di 8 persone per far decollare un aereo (contro le 20 di Alitalia).
  7. Politica retributiva “a cottimo”: i comandanti hanno una retribuzione fissa e un’altra variabile legata a certi parametri. Nella compagnie di linea, più un pilota vola in termini di ore volate e più riscuote. I piloti delle compagnie low cost invece riscuotono in base al numero di partenze e atterraggi. Risultato: se ci sono problemi in fase di atterraggio con la torre di controllo, un pilota classico rimane in cielo (gli conviene), l’altro fa il diavolo a quattro per atterrare. Finisce così che mentre un aereo della British vola non più di sette ore al giorno, il suo gemello della Easyjet ne totalizza circa 12.
  8. Risparmi sulla formazione e sull’addestramento del personale (ad esempio i piloti vengono formati solo sulla conduzione di un tipo di velivolo (airbus o boeing) e non su entrambi come avviene per le compagnie di linea.
  9. Eliminazione dei pasti a bordo, che contrariamente a quello che si può pensare incidono fortemente sul bilancio di una compagnia aerea: è famoso ormai il caso della British Airways, la quale in un anno è riuscita a risparmiare due milioni di dollari semplicemente eliminando da ogni pasto a bordo un’oliva.
  10. Forti mark up sui servizi aggiuntivi a bordo (bibite, snack, giornali).

Infine sono la politica di prezzi e il marketing che hanno condotto al successo del modello di business delle compagnie low cost: i voli ad 1 euro rendono attrattivo, accessibile e decisamente conveniente il loro prodotto non solo a fronte dei voli di linea, ma anche nei confronti di tutti gli altri mezzi di trasporto. C’è da dire però che i voli ad 1 euro solo limitati e terminano abbastanza presto; poi le tariffe crescono a 9.99 quindi 19.99 e così via fino a completare i posti. In questo modo gli aerei sono sempre pieni (load factor o fattore di carico) e il recupero dei costi fissi è pianificabile al centesimo.

Mum, I’m sorry, but I love low cost!