Sei condanne dall’inzio del 2008 per un totale di €47.500 di sanzioni: sono questi i numeri dell’intervento dell’Antitrust sulle tariffe aeree considerate ingannevoli. Nei procedimenti già conclusi sono statte condannate le pubblicità su stampa quotidiana e periodica che promettevano voli a prezzi bassissimi e talvolta “gratis”, nascondendo tasse e supplementi aggiuntivi. Condannate non solo compagnie low cost, come AerLingus, EasyJet e Jet2.com, ma anche quelle di linea come Czech Airlines e British Airways. A dover pagare la multa più salata è stata proprio la compagnia di linea britannica, con una sanzione di €12.100.

Spesso anche su internet i prezzi civetta nascondono sia molte voci di spesa che le limitazioni per poter usufruire delle offerte pubblicizzate. Un vizio che hanno non solo le compagnie che hanno in Italia: per garantire il consumatore e difendere la libera concorrenza, lo scorso anno l’Unione Europea ha varato un provvedimento per opera del commissario europeo ai trasporti Jacques Barrot che detta le regole della trasparenza, aggiornando quanto già contenuto nel terzo pacchetto aereo (Ce n° 2407/92, 2408/92, 2409/92). Tra i molti vincoli che la legge stabiliva anche quello relativo alle diverse tariffe offerte a seconda del paese di emissione del biglietto. Infatti molti passeggeri avevano precedentemente rivolto reclami alla Commissione in merito al fatto che spesso le tariffe offerte sui siti internet delle compagnie aeree per le stesse tratte potevano prevedere variazioni da paese a paese.

In Italia le direttive europee sono state recepite dal decreto Bersani dello scorso anno (articolo 3, legge 40/07):

Al fine di favorire la concorrenza e la trasparenza delle tariffe aeree, di garantire ai consumatori un adeguato livello di conoscenza sugli effettivi costi del servizio, nonche’ di facilitare il confronto tra le offerte presenti sul mercato, sono vietati le offerte e i messaggi pubblicitari di voli aerei recanti l’indicazione del prezzo al netto di spese, tasse e altri oneri aggiuntivi, ovvero riferiti a una singola tratta di andata e ritorno, a un numero limitato di titoli di viaggio o a periodi di tempo delimitati o a modalita’ di prenotazione, se non chiaramente indicati nell’offerta. 2. A decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, le offerte e i messaggi pubblicitari di cui al comma 1 sono sanzionati quali pubblicita’ ingannevole.

Sono pertanto vietate tariffe al netto di spese, tasse ed altri oneri, oppure riferiti ad una singola tratta di andata e ritorno, ad un numero limitato di posti disponibili o determinati periodi di validità dell’offerta e di prenotazione, se non specificatamente indicati. Quest’ultimo punto vuole tutelare il consumatore allettato dal prezzo civetta del primo “blocco” di prenotazioni (quasi sempre molto ridotto), dopo il quale subentrano scaglioni tariffari maggiori.

Per far fronte ai frequenti casi di pubblicità ingannevole l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha attivato dalla scorso anno una nuova direzione per le pratiche commerciali sleali, mentre le sanzioni sono state incrementate: per chi millanta tariffe non veritiere le multe possono arrivare fino a €500.000.