Enac Ryanair

La polemica sul blocco dei voli Ryanair ha preso fuoco: da una parte Enac e Assotravel invocano il rispetto della legge che consente ai passeggeri di voli domestici di imbarcarsi anche con documenti di riconoscimento diversi rispetto a carta d’identità e passaporto; dall’altro Ryanair, con la sua solita aggressività, appaggiata dal popolo dei viaggiatori low cost, ma anche dai aeroporti e imprese, che temono un danno economico diretto o indotto.

La società che gestisce l’aeroporto Galilei di Pisa, la SAT, ha già divulgato un comunicato stampa per tranquillizzare gli azionisti, preoccupati per un calo di traffico che si verrebbe a generare nel caso in cui Ryanair interrompesse i collegamenti. Il contratto che li lega con la low cost irlandese, infatti, prevede un vincolo di traffico, a prescindere che vengano effettuati voli domestici o internazionali. Questo significa che Ryanair, potrebbe aumentare i voli internazionali per rimanere fedele al contratto.

In linea teorica ha ragione l’ENAC, ovvero la legge deve essere rispettata da tutti. Ma a lato pratico la legge è sbagliata, oltre ad essere in contrato con le direttive europee, pertanto ha ragione Ryanair. In altre parole, anzichè adeguarci all’Europa, costringiamo l’Europa ad adeguarsi a noi. Non solo, in Italia i documenti alternativi non sono riconosciuti: nessuno si sognerebbe di mostrare ad un carabiniere una licenza da pesca al posto della carta d’identità. In pratica, siamo al ribaltamento del senso stesso della legge, la quale nelle intenzioni voleva facilitare il trasporto, ma al contrario lo sta limitando suo malgrado.

Infine, nelle clausole di vendita di Ryanair è espressamente specificato che il passeggero può essere imbarcato solo con carta d’identità o passaporto. Pertanto questo richiamo dell’Enac ha il sapore di un tantativo di sfavorire la compagnia aerea low cost: la decisione della compagnia di avere “questi limiti” non inficia sulla libertà di viaggiare dei cittadini italiani.

A molti pare che l’Enac non si stia comportanto come un arbitro del mercato, ma come un organo politico, tentando di limitare la libera concorrenza e di favorire Alitalia. Quest’ultima si è vista erodere quote di mercato da Ryanair e EasyJet nel 2009, e probabilmente chiuderà l’anno con 300 milioni di perdite. In altre parole le low cost che sono sbarcate in Italia stanno complicando il rilancio della compagnia di bandiera. Potrebbe essere solo una coincidenza, ma la pesante multa di €110.000 comminata da Enac contro EasyJet proprio in questi giorni per i ritardi nei voli e le cancellazioni sulla tratta Fiumicino-Lamezia pare inserirsi in questa guerra tra Stato e compagnie aeree low cost.

Intanto il deputato Pdl Benedetto Della Vedova ha promesso un’interrogazione parlamentare ed è nato un gruppo su Facebook per difendere Ryanair!